Il Collezionista di Bambini di Stuard MacBride

Comprato al mercatino dell’usato di Legnano (ma dai) in tempi pandemici prima ondata quando avevo deciso di farmi ulteriormente del male -come se il periodo fosse gioioso andante- e cominciare ad approcciarmi ai thriller.
Il romanzo che andiamo a smembrare oggi è: Il collezionista di bambini di Stuart MacBride.
Buona lettura:

Trama: Un serial killer assetato di sangue innocente.Il primo caso per il sergente Logan McRaeIl collezionista di bambini narra le indagini del sergente Logan McRae, del dipartimento di polizia di Aberdeen. La città è gettata nel panico da una catena di orrendi omicidi di bambini. I giornali parlano di un serial killer pedofilo, mettendo in discussione le capacità investigative delle forze dell’ordine e demolendo il senso di sicurezza dei cittadini. Tutto ha inizio in una tipica giornata scozzese: piove (come sempre ad Aberdeen) e, malgrado il suo orario di lavoro sia finito da un pezzo, il sergente McRae è impegnato con altri esperti a ricostruire la scena del delitto. In un sacco di plastica giace il corpo del piccolo David Reid (quattro anni non ancora compiuti); una domanda inquietante tormenta il cervello del protagonista: “E adesso, come racconterò tutto questo alla madre?”. David Reid è solo il primo delle piccole vittime del serial killer pedofilo, nella caccia all’uomo più pericolosa che Logan abbia mai affrontato.

Io, adesso, potrei concludere con una semplice frase: non è un thriller, ciao arrivederci. MA, ma, voglio motivare il mio non reputarlo un bel libro o non reputarlo affatto un romanzo thriller, perché la mie motivazioni non sono dettate da fattori soggettivi ma fa fattori oggettivi visibilissimi, grossi, ma proprio enormi, GARGANTUESCHI, ed io ancor non mi capacito che nessuno dei suoi lettori si sia reso conto dei grossi problemi di questo libro fin dalle fondamenta. Io ti porto lì, al primissimo problema: la trama.

La trama è la cosa più fuorviante. L’hai letta ve’? “Caccia all’uomo”, “scia di sangue”, uuuhhh che paroloni. Dove? N’do stanno queste cose che io non le ho viste? Ok, sangue ci sta, manco così tanto poi, ma la caccia all’uomo esattamente dove stava nel mentre che mi annoiavo a leggere del protagonista che pensa all’ex, che pensa se si è scopato la collega quando era ubriaco, che fa… che fa? Questo protagonista un cazzo fa. Ma qui poi cadiamo nel problema personaggi che è bello grosso,torniamo alla trama. Questo romanzo mi promette un mucchio di cose che non mantiene, ed io detesto chi non mantiene la parola.

rappresentazione accurata io me medesima che cerca una filo conduttore, 0na cosa, qualsiasi, una briciolina di senso tra tutte le cose trattare nel libro.

I personaggi restano comunque il più grosso dei problemi, hanno la profondità di un foglio A4. Abbiamo a che fare con un protagonista che forse ad una lettura molto superficiale può dare l’idea di avere una sorta di profondità ma così non è, che è più impegnato a pensare alle vagine che gli girano intorno piuttosto che a tutti i casi che segue, pensiamo pagine, CAPITOLI, a stare dietro al se si è scopato o meno la collega più giovane, e non ti sto a dire la noia per questo. E no, queste cose non fanno profondità, come non fa profondità lui che sta sempre al bar a bere. Credo sia profondamente stereotipato, così come gli altri personaggi, dal capitano, ai colleghi che non sono in grado di fare nemmeno un contorno decente, ma ora passiamo al vero personaggio la cui caratterizzazione mi ha fatto salire il sangue al cervello. C’è un personaggio femminile, che ricopre un ruolo di “potere” nella polizia ed è: scurrile, mascolina, fumatrice incallita e bevitrice accanita, ah, è lesbica perché certo, se devi fare un personaggio femminile con i controcoglioni in un romanzo poliziesco (mi rifiuto di chiamarlo thriller) deve essere praticamente un uomo di bassa lega. Mh.
Cito velocemente la criminologa a fine romanzo che fa un profilo su un serial Killer basandosi solo su un unica uccisione e andiamo avanti che gli anni a studiare Psicologia mi fanno prudere la pelle da dentro.
Vuoi sapere poi l’altro grande peccato che riguarda sempre l’abito “personaggi” di questo romanzo? Il Killer. Il Killer poteva essere tanta di quella roba che nemmeno t’immagini. Aveva tutto, aveva una storia, aveva una profondità, aveva tutto mannaggia la peppetta e… niente, lo si legge il penultimo capitolo, trattato malissimo, morto lì.
Che spreco.
Ancora più del qualunquismo e del sessismo, che spreco davvero.
Ah dimenticavo di citare il fatto che l’autore prova pure a metterci qualche battuta e dell’ironia nel dialoghi tra i personaggi, nei pensieri del protagonista ma…non fa nulla, assolutamente nulla, non da fastidio ma non arricchisce, mi dispiace assai.

Tirando le somme: trama discutibile, personaggi interessanti quanto la cimice morta che ho fuori al balcone (cause del decesso sconosciute, si sospetta il gatto) e caratterizzati male, nessun colpo di scena, prova a diventare interessante negli ultimi due capitoli ma ormai è tutto perduto, insomma…è un no.
Che po’ a me spiace pure perché nelle note a fine pagine con i ringraziamenti e tutto il resto pare pure una bella persona l’autore, con famiglia etc. Un patatino. Però oh, mi dispiace qui esuliamo dal soggettivo che uno può dirmi “i thriller non ti piacciono per questo gne gne” eh no, perché si da il caso che io nella rosa nei miei libri preferiti abbia La Psichiatra di Wulf Dorn che è tanta roba e nessuno me lo deve toccare quel libro quindi no, qui stiamo valutando i fatti, vostro onore, e i fatti non mi spiegano le copie vendute che ha fatto questo romanzo, non mi spiegano il premio che ha vinto ed il fatto che sia stato venduto in diversi paesi con traduzione e che NESSUNO ripeto N-E-S-S-U-N-O si sia premurato di far presente queste cose all’autore, o che nessuno dei suoi affezionati lettori se ne sia accorto. O c’è un problema ancora nella società che manco si rende conto delle rappresentazioni negative delle donne in determinati romanzi ( e mi pare di sì) o/e anche c’è una grossa immaturità letteraria alla base del suo bacino d’utenza.
Mi dispiace, non perché io sia stocazzo ma perché è tutta roba che salta all’occhio alla più superficiale delle letture, che poi il romanzo, la saga, vi piace per carità, cioè state leggendo la recensione di una che mastica Harmony dall’infanzia, ma io lo faccio però con l’enorme consapevolezza di quello che sto andando a leggere.
Mi auguro che sia migliorato negli anni (ha la sua età come libro, tutto può essere, sono una donna piena di speranza) e che si sia guadagnato il lavoro che fa, si guardi indietro e faccia tanto “mea culpa” .

Tipo così no. Pentimento, grosso, enorme, pentimento.

Menzione d’onore alla Newton Compton Editori che traduce i titoli a membro di quadrupede illudendo la gente. Complimentoni, non smentiamoci mai mi raccomando cara.

Non ho altro da dire se non che il romanzo non costa assai su Amazon, non so se si trova in libreria come non so se hanno pubblicato l’intera collana perché non me ne sono interessata al dire il vero proprio in virtù del fatto che come romanzo non lo consiglio a nessuno in via del tutto personale.

Ci rileggiamo presto.

Maxim Walker.

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