“Agatha Raisin: la quiche letale” di M.C. Meaton

Questo romanzo l’ho acquistato alla Feltrinelli della stazione di Milano la mia ultima volta lì (sad moment) e mi aveva interessata da subito per la trama sfiziosissima e lo stile che sembrava molto ironico. A causa sua va detto che ho dovuto acquistare anche un altro romanzo pessimo in quanto c’era il 2 romanzi a 10 euro, ma è un’altra storia e non posso fargliene una colpa:

Trama: Agatha, cinquantenne dal carattere difficile, decide di cambiare vita: chiude la sua società di PR, lascia Londra e si trasferisce nei Cotswolds, un’area di pittoresca bellezza nel cuore dell’Inghilterra. A Londra non si era accorta di non avere amici, ma giunta nel villaggio di Carsely si ritrova sola e isolata. Donna attiva e prepotente, Agatha non si accontenta di inserirsi nella nuova comunità, ma vuole diventare anche popolare. Come fare? Partecipare a una gara culinaria. E se non si è in grado di cucinare? Andare a Londra e comprare un’ottima quiche. E se il giudice della gara muore mangiando la quiche? Inizia un caso per l’eccentrica investigatrice

Devo ammettere che quasi da subito qualsiasi mio primo pensiero sul romanzo è svanito. primo, perché non è un thriller; secondo, perché è il primo di una serie pur essendo autoconclusivo; terzo, perché è molto…vecchio.
Mi spiego.
Non inteso per anno di pubblicazione o stile ma proprio riferito alla fascia d’età a cui è riferito. Non è qualcosa di particolarmente giovanile con tematiche giovanili e protagonisti con cui mi posso identificare e robe così. Non certo implica sia brutto o illeggibile o dobbiamo leggere solo roba giovane se siamo giovani, no, dico solo che io mi ero fatta un’idea sbagliata, tutto qui.
Mi sono ritrovata con un giallo, (non un thriller come dicevo) alla Fletcher più o meno, tra le mani.

Il romanzo ha un inizio dal ritmo molto lento e molto poco coinvolgente, si perde, si riprende, non ti affascina da subito e quasi mi è dato da pensare potesse essere noioso, poi però ad una certa carbura e si fa interessante. Ad un certo punto, a sapore, mi ha ricordato i vecchi gialli con cui sono cresciuta e mi fa ha fatto simpatia ed affezione. Ormai siamo tutti abituati a cose sanguinolente, a puntare l’asticina sempre più in alto nel disgustometro e molti thriller diventano splatter ma continuiamo a chiamarli thriller, e i gialli in realtà sono thriller ben vestiti.
Lui no, è un giallo e si comporta da tale, bravo, mi piace la coerenza.
Quindi la trama è lineare, ci sono colpi di scena interessanti e anche inattesi ma niente che ti faccia venire un attacco cardiaco ma nemmeno che ti porti a sbadigliare.

La protagonista, la signora Raisin, riflette esattamente il libro di cui fa parte: noiosa all’inizio, poi si fa interessante e alla fine ti affezioni. Mi dispiace però che invece a qualsiasi altro personaggio del libro venga dato uno spazio marginale, ma non me ne cruccio più di tanto, perché non è un libro, una storia tale, da rendere questo aspetto un impedimento al piacere della lettura.

Alla fine questo romanzo va preso per quello che è, un romanzo piacevole, con le giuste pretese, che si lascia leggere e che comunque annovero tra le letture belle dell’anno appena passato.
Aggiungo che è piaciuto a chiunque l’abbia consigliato che a sua volta lo ha consigliato anche ad altri.
In futuro mi piacerà continuare la serie.



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