Le cose che sai di me di Clara Sanchez

Devo ammettere che quando l’ho acquistato mi serviva il “meno peggio” perché volevo a tutti i costi comprare La Quiche Letale e mi serviva un secondo romanzo da metterci accanto e NESSUNO mi piaceva, nessuno mi incuriosiva, il treno per Milano partiva e quindi ho scelto lui. La fretta non è mai buona consigliera e se mi fossi soffermata a leggere meglio il nome dell’autrice avrei scoperto che era la stessa del profumo delle foglie di limone e con la cespola che lo avrei preso, ma ormai era nelle mie mani, che fai, una chance non gliela dai?

Trama: Il piccolo pezzo di cielo che si intravede dal finestrino è di un azzurro intenso. Patricia è sull’aereo che la sta riportando a casa, a Madrid. All’improvviso la sconosciuta che le è seduta accanto le dice una cosa che la sconvolge: “Qualcuno vuole la tua morte”. Patricia è colpita da quella rivelazione, ma poi ripensa alla sua vita e si tranquillizza: a ventisei anni è realizzata, felicemente sposata e con un lavoro che la porta a girare il mondo. Niente può turbare la sua serenità. È sicura che quella donna, che dice di riconoscere le vibrazioni emanate dalle persone, si sbaglia. Eppure a Patricia, tornata alla routine di sempre, iniziano a succedere banali imprevisti che giorno dopo giorno si trasformano in piccoli incidenti. Incidenti che stravolgono le sue abitudini e il suo lavoro. Non può fare a meno di ripensare alla donna dell’aereo e alle sue parole. Parole che a poco a poco minano le sue certezze. Vuole sapere se è davvero in pericolo. Vuole scoprire chi desidera farle del male, e quando il sospetto cresce dentro di lei, inizia a guardarsi intorno con occhi diversi, dubitando delle persone che ha vicino. Sente che tutto il suo mondo sta crollando pezzo dopo pezzo, ma deve trovare il coraggio di resistere: la minaccia è più vicina di quanto immaginasse. Però deve essere pronta a mettere in discussione tutta la sua vita, a leggere dentro sé stessa. Perché anche la felicità ha le sue ombre…

Il romanzo è scritto in prima persona e quindi togliamoci il primo dente: la protagonista. Diosantissimo quanto è irritante. No, non è un plauso all’autrice che ha costruito il personaggio in modo che facesse antipatia è palese non fosse quella la sua intenzione ma è riuscita, non volendo, a fare in modo che lo fosse.
La Sanchez voleva creare una protagonista che viveva in una bolla che scoppia a rallentatore, una giovane donna dalla vita all’apparenza perfetta che scopre di giorno in giorno che così non è, che chi credeva amico non lo era e viceversa.
Intrighi, tradimenti, che furono domati con indomito corag-ah no. No.
Non è così.
La protagonista non la scuso con “l’ingenuità”, no. Essendo un romanzo in prima persona io leggo ciò che vede, ciò che sente, il modo in cui lei vive, pensa agisce e il perché, ebbene? Beh, è una persona orribile.
Ha un’innata capacità di parlare male degli altri, li giudica pesantemente e li tratta con incredibile sufficienza, l’autrice mette in cattiva luce chiunque pur di far risaltare la protagonista come vittima candida, pura ed ingenua. E alla fine, dove la storia priva di colpi di scena significativi (spacciata per thriller addirittura che blasfemia!) tutta questa crescita del personaggio dove sta? DOVE!?
E questo vittimismo continuo, di una pesantezza incredibile. Vittima del fato, di forze maligne, degli altri, non so se l’autrice volesse intendere che è vittima anche di se stessa, no perché in tal caso dovrebbe avvisare la sua protagonista che non lo ha ancora capito ed è tardi perché il romanzo è giunto al termine.
Ricapitoliamo: una protagonista insignificante che non ha nessuna crescita del personaggio le cui azioni sono volte al nulla così come le interazioni con gli altri personaggi che l’autrice fa in modo siano uno identico all’altro! Giuro, se gli cambi nome non cambia il risultato.

“Una rosa senza il suo profumo resta pur sempre una rosa” cit, più o meno, mi pare fosse così la frase.

Un personaggio secondario della Sanchez pur cambiando nome resta un personaggio insignificante monocaratteriale, possibilmente di merda pure quello.

Il secondo dente da togliere riguarda il modo di scrivere e narrare dell’autrice. Quando la leggo ho la perenne sensazione che lei abbia un grosso distacco dalla storia. Immagina la scena, tu al bar con una persona che ti sta raccontando una cosa che le è successa importante e ne appare disinteressata, come se mentre ti racconta pensa a tutt’altro. E questo oltre ad irritarti mortalmente rende qualsiasi cosa ancora meno coinvolgente di quello che già non è e preghi solo finisca tutto presto, cosa che ho fatto anche io portando a termine la lettura solo per poter scrivere un’onesta recensione.

Lo sconsiglio, non riesco a consigliarlo a nessuno in quanto non ti lascia nulla, anche l’irritazione ad una certa diventa passiva. Non è un brutto romanzo è…inconsistente.

Che amarezza.

Maxim Walker.

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