LA MIA PREDILETTA di Romy Hausmann

Io e questo romanzo ci siamo incontrati alla stazione di Milano, Feltrinelli, mentre aspettavo il treno per farmi Pasqua giù dai miei, dal sole, dal mare, dalle braciolate.
Gennybello se ne stava seduto fuori il negozio, morendo dentro per le cinque ore di treno che sarebbero arrivate ed io ero in procinto di spendere quasi venti euro.
So’ assai venti euro (ora online lo si trova tipo alla metà, nuovo), almeno per me. Io sono solita acquistare usato, e se mi interessa una novità prendo in biblioteca o faccio foto, metto in lista ed aspetto obbiettivamente di trovarlo usato. Tutto questo salvo rare eccezioni, quelle che boh, colpo di fulmine, non posso più vivere senza di te, devi essere mio.
Ed eccoci qui

Ma quanto è figa la copertina eh?

Trama: In una notte gelida, un’ambulanza porta in ospedale una donna investita da un’auto sul ciglio del bosco. È incosciente e senza documenti. Con lei c’è una bambina dalla pelle bianchissima e gli occhi di un azzurro glaciale. L’unica informazione che riesce a dare su sua madre è che si chiama Lena. A poco a poco, però, lo strano comportamento della piccola insospettisce i medici. Non conosce il suo cognome, né il nome di suo padre, né l’indirizzo di casa: vivono chiusi in una capanna perché «nessuno li deve trovare». E il terrore sale quando la bambina afferma innocentemente, come se fosse la cosa più normale del mondo, che sua madre «ha ucciso per sbaglio papà», ma non serve chiamare la polizia perché hanno lasciato il fratellino Jonathan a ripulire quelle brutte macchie rosse sul tappeto…
Appena viene avvisato, il commissario capo Gerd Brühling ha subito un’intuizione: quella donna non può essere che Lena Beck, la figlia del suo migliore amico, scomparsa 14 anni prima. Ma c’è qualcosa di vero in ciò che racconta quella strana bambina? Come ritrovare la capanna, il fratellino e il cadavere del rapitore, se davvero è stato ucciso?
All’arrivo dei genitori di Lena in ospedale, una realtà ancora più sconcertante verrà alla luce. E sarà difficile districarsi in questa rete di verità, fantasie infantili, indizi contrastanti.

Editore: Giunti
Prezzo: Io l’ho pagato un po’, ma ora nuovo si trova a una decina di euro, in ebook 3,99

Come facevo a non farlo mio?
Anyway, era mio. Tanto che, fin dalla prima pagina mi aveva catturata , me lo sono messo a leggere in treno ed io soffro il mal di mare, non posso fare un cazzo in treno. Posso solo guardare le altre persone vedere film, ascoltare musica, leggere, mentre io contemplo tutti gli errori della mia vita. La fortuna è che non essendo pochi ci riempio tutte e cinque le ore Milano-Napoli.
Ma sticazzi però, io questo libro dovevo leggerlo, così ad ogni singola fermata del treno lo aprivo e cercavo di divorare quello che potevo, e nemmeno a dirlo a casa l’ho finito.
Guarda che è inusuale, non sono più giovane come una volta, che da ragazzina mi mangiavo Dickens in un giorno intero, ora sono più calma e pacata nella lettura; come dissi ad una mia amica, ho reimparato a leggere in età adulta, ma soprattutto ho imparato che ogni libro ha il suo tempo,e La mia prediletta aveva il suo, che si traduce in: finito prima di cena.

Il romanzo è scritto in prima persona con due voci narranti: una di queste è una donna adulta, l’altra una bambina, sua figlia, forse no, forse sì, leggiti il libro e andiamo avanti.
La narrazione ha un ritmo serratissimo, una musicalità che va di crescendo in crescendo, cerchi di capire ma non riesci, ti sfugge sempre qualcosa, e ogni tassello in più, ti mette a soqquadro tutto.
I personaggi sono all’altezza, veri, reali, ti fanno stare male, ti disgustano, li odi, li ami, imperfetti, umani, dio, fatti benissimo.
Ho odiato due in particolare, di cui uno proprio la bimba che narrava: io poi, quando c’è da farmi stare sulle ovaie qualcuno non guardo in faccia nessuno, anziani, bambini, donne incinte. E va riconosciuto anche questo, riuscire a farci odiare un personaggio, non perché scritto male, ma proprio perché scritto bene e come tale, vero, e incompatibile con noi, è decisamente da bravo scrittore.

Ora.
Io ho decantato le lodi di questo romanzo come fosse il romanzo della vita (spoiler: non lo è, non lo è), MA, c’è un “ma”… il finale.
Ora, facciamo che questa sia un’eccezione, perché in linea di massima, eccetto appunto qualche eccezione, se il finale è dimmerda ti rovina il libro, pure se sei stato impeccabile fino ad un capitolo fa.
Ebbene, il finale è… meh.
C’è un personaggio che lo rovina, proprio quello che tu aspetti per tutto il libro tra l’altro. Hausmann lo relega troppo ai margini, ma troppo davvero, e poi lo fa esplodere stile supercattivo dei fumetti con tanto di spiegone finale che davvero mi ha perplessa.
Non mi è piaciuto, davvero sottotono rispetto tutto il resto, scialbo, quasi noioso. Non sono rimasta sconvolta, nonostante non me lo aspettassi, perché semplicemente l’autrice non ti da mezza briciola per fartici arrivare, te lo piazza davanti e ti dice “potevi scervellarti quanto volevi tu, non ci saresti arrivata perché non ti ho dato niente anche solo per provare a guardare”, il che è molto deludente. Non è bello in un thriller non fare “uao” quando c’è la rivelazione, non è bello affatto rimanerci male perché l’autore ha scelto la strada facile cioè quella di non darmi manco un indizio così era impossibile sgamassi. Beh, grave, gravissimo errore. Tu le bricioline devi darmele, devi farmi venire fame, e se scopro o meno l’inghippo non rende meno bello quando lo sveli in entrambi i casi. M’è dispiaciuto assai, mannaggia.

Resta comunque un libro di cristo, tant’è che questo Natale mi sono fatta regalare un altro romanzo della scrittrice, per farmi un quadro migliore su di lei, e soprattutto nella speranza che si superi e che mi faccia emozionare ancora. E, speriamo, sia migliorata nei finali.

Lo consiglio, assolutamente, corri a comprarlo.

Maxim Walker.

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