Residenza Arcadia di Daniel Cuello

Daniel Cuello lo seguo da una vita, forse da quando ha cominciato a postare le sue illustrazioni sui social anni fa.
Non da subito mi sono innamorata del suo stile, ma sentivo vicino il suo modo di narrare. Il suo feticcio per i vecchietti, il suo delizioso espediente e finestra per l’anima umana, e i rumori di fondo nella sua narrazione di cui parleremo a breve.
C’è tutto lui, in Residenza Arcadia, ma anche di questo, parliamo dopo, facciamo le cose come si deve… TRAMA!

Trama: “Residenza Arcadia” è un microcosmo che pullula di emozioni taciute. Lamentazioni, rivendicazioni e le insondabili profondità di animi che guardano il mondo dal silenzio dello spioncino.

Minimal.
Ci sta.

Dici, non è che la trama dica molto, ma a suo modo dice tutto quello che serve. Che noi già di nostro sappiamo che siamo dei piccoli pianeti, isole, universi, la letteratura ci ha chiamati in tutti i modi, ma il modo che siamo, su ogni modo, è persone, umani.
La storia si svolge in una piccola realtà, fatta dai suoi Anziani, uomini e donne che vivono chiusi nel loro condominio, fatto di equilibri rancorosi e superficiali, storie tristi, distrazioni fallaci. Ed ecco che il precario equilibrio viene mosso, qualcuno lancia un sasso nel lago e si increspa la superfice, qualcosa nel fondo cambia.
Tutto si muove, tutto si agita, le maschere cadono, questa realtà a cui ognuno di loro è attaccato, con maschere di cartapesta rischia di bruciare, e no, non lo possono permettere.
A chi lo ha letto: impossibile non notare dei richiami alla nostra di realtà, al nostro mondo, fatto di chi odia più forte, dove quel sassolino nello stagno non ci deve stare, anche se siamo sassolini anche noi.
Daniel Cuello è bravo con i disegni, più dei testi, perché sono i silenzi dei suoi personaggi che dicono le cose che vogliono dire, che dovrebbero dire, il loro sassi.
In Residenza Arcadia ci sono dei silenzi che fanno troppo male. E poi c’è il rumore di fondo, quel sussurro che senti pagina dopo pagina che ti dice “è così, guardati, è così, anche tu, anche lui, è così”.
Bada però, non sto dicendo che è tetro, noioso, serioso. Ti strappa un sorriso, una riflessione, ed ammetto che mi sono commossa, alla fine, non potevo altrimenti.

Era tutto troppo tangibile, era tutto troppo sentito, era, è tutto.

L’autore ci mette tutto se stesso in questa Novel, perché? Semplicemente perché quello è il suo modo di intendere l’umano, il suo modo di destrutturare e rivelare il modo in cui vede e sente, è non c’è cosa più intima di raccontare a qualcuno come vedi il mondo.

La storia è perfetta, i personaggi sono perfetti, il finale è di una bellezza indescrivibile.
Sto per dire una cosa che non dico mai, o quasi, quello che per me è il complimento più grande che io possa fare ad un’opera: è poetico.

Se non lo conosci, se non hai letto quest’opera, fallo. Poi vieni a ringraziarmi.

Maxim Walker.

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